mercoledì 19 gennaio 2011

sesso e accoppiamenti

In realtà è solo un titolo ad effetto per tenervi attaccati al mio blog visto che in questa cavolo di città non succede niente di interessante.

Ma veramente non succede niente o sono io che non mi accorgo delle cose che succedono?
Forse è colpa del cappello di pelo con le orecchie che mi impedisce di allargare lo sguardo così continuo a camminare a testa bassa in questa specie di brughiera milanese fuori stagione (la nebbia esige giorni novembrini, a gennaio non vale!).
Ma come ha fatto Emily Bronte (non trovo i puntini sulla e) a scrivere Cime Tempestose in quella landa desolata? Immagino che la variabile fosse il tempo (molto), non trovo altre spiegazioni... O forse l'assenza di internet...

Così visto che la desolazione climatica in sè non reca alcuna ispirazione, domani voglio fare una specie di esperimento e mettermi a parlare con tutti quelli che incontro in metropolitana per vedere se almeno uno mi racconta qualcosa di interessante al pari della mia amica Sondra di Atlanta.

Comunque se Alain de Botton dice che Gopnik è geniale perchè prende un argomento sul quale non c'è nulla da dire e lo tratta in maniera profonda, forse con le debite proporzioni anche io posso cavarmela parlandovi del niente che peraltro (grazie andrew war) è la cosa che si materializza più facilmente nel mio cervello.

Nel frattempo dichiaro aperta, dopo aver clamorosamente fallito i pronostici dei golden globe, la competizione tra la versione di barney, american life e hereafter. Io sono a quota 2, appena avrò visto il film del buon Clint aprirò le danze.

Vorrei brindare con voi alle 430 page view di questo mese (del mio blog intendo)!
Che forse sono pochissime perchè calcolando i 10 post che ho scritto sono circa 40 unique users in totale e sono un po' pochi per vincere il premio di blogger dell'anno di Donna Moderna ma sono sicuramente più di zero.

Anche in questo post non ho usato nessuna parola recante una gn nel mezzo (eg. ognuno), appena avrò ripassato le regole grammaticali di base userò solo parole con gn.

Buonanotte!

1 commento:

  1. Cara Bobby White (tuo nickname ispiratomi dallo springsteeniano e strappalacrime Bobby Jean), credo che le conversazioni più interessanti avvengano proprio tra sconosciuti o tra gente che si conosce a malapena. Tutti noi esseri umani abbiamo un insopprimibile bisogno di parlare di metafisica e di massimi sistemi e di confrontarci con l'assoluto, ma alla fine finiamo per parlare sempre di amenità. Quelli che ci conoscono bene o abbastanza bene pretendono fisicità e concretezza dai nostri sproloqui, si aspettano da noi dettagli e particolari, vogliono che scendiamo sulla terra e speculiamo sul sapore dell'ultima marca di dentifricio, su quello che il nostro intestino ha cercato più o meno faticosamente di assimilare e poi evacuare durante il giorno o sul modo per evitare le multe in corsia preferenziale o per ottenere un risarcimento dal comune di milano dopo essersi spaccati le vertebre in qualche voragione creatasi all'improvviso nel pavee (si scrive, così, nevvero?), insomma restiamo ingarbugliati in discorsi meschinamente "pratici" ed escatologici. Gli sconosciuti (o quasi sconosciuti) ci permettono invece di comunicare più ad ampio raggio su una scala "universale". E' strano come un compagno di vecchia data, che in teoria ti conosce a memoria e dovrebbe essere in grado di fare una tac al tuo stato d'animo osservando come appoggi un bicchiere sul tavolo, non sia disposto a sostenere discorsi esistenziali così come lo può fare uno sconosciuto, magari anni luce dal tuo ecosistema, incontrato nel bar di un hotel o sul tram. Mi viene da pensare a "Lost in translation" di Sophia Coppola, film ultra-sopravvalutato e noiosissimo ma emblematico della solitudine di tutti noi, ma questa è un'altra storia.

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